Laura Toscano/ luglio 15, 2019/ Relazioni, Senza categoria

Conosco bene il sentimento di tristezza che ispira la precarietà delle cose, lo provo ogni volta che un fiore appassisce. Ma si tratta di una tristezza senza disperazione.

(Herman Hesse)

Che cos’è la tristezza? E’ un’emozione universale, che può aiutarci per capirci meglio.

Sentirsi tristi è normale, fa parte della vita sperimentare dei momenti di tristezza, spesso quello che ci sentiamo dire se esprimiamo quest’emozione è: “Coraggio, vedrai che passerà”, in realtà sperando che passi  non stiamo in quel momento e in quel che ci vuole comunicare quell’emozione.

Esistono tanti tipi di tristezze: dalla malinconia, al dolore per la perdita di una persona amata, alla tristezza dovuta alla delusione. Tanti possono essere i motivi che la scatenano, a volte possono essere chiari;  per esempio il litigio con una persona cara, una delusione, a volte invece le motivazioni non sono così esplicite ed è più complesso capire cosa sta succedendo.

L’importante è riuscire a comprendere nel tempo il processo;  in altre parole porsi questa domanda: “Quel tipo di emozione che funzione ha per me?”

La tristezza viene spesso considerata un’emozione negativa da eliminare, in realtà quest’emozione ci permette di poter esplorare noi stessi restando soli con i nostri pensieri. Chi sperimenta questo stato non è un “debole” ma una persona che si sta ascoltando.

 

Da questo punto di vista, quest’emozione può portare innovazione, cambiamento e perché no gioia, perché può condurci alla rielaborazione di un evento. Anche se viviamo in un epoca caratterizzata dalla dimensione del piacere, proviamo a concederci di vivere queste emozioni, meno vincenti, perché potremmo trarne beneficio.

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